Roman Polanski, la moglie Emmanuelle Seigner: “Le accuse non provano la colpa”

Roman Polanski
Roman Polanski

Roman Polanski ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 il suo ultimo lavoro “J’accuse” che ha vinto il premio della giuria, una pellicola che ripercorre le vicende del capitano dell’esercito Dreyfus accusato di fornire informazioni alla Germania in seguito degradato e condannato all’ergastolo per spionaggio e relegato nell’isola del Diavolo. Il film considerato ancora oggi attuale ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica che non ha potuto tener conto delle recenti accuse di stupro nei confronti del regista da parte dell’ex attrice Valentine Monnier arrivate proprio alla viglia della presentazione parigina del film, accuse che risalgono a 44 anni fa. A sostenere l’attore la moglie Emmanuelle Seigner che si trova a Roma per il debutto della pellicola, l’attrice che ha fatto una piccola parte ha detto che essere accusati non è sinonimo di colpevolezza: “Il fatto che Polanski sia accusato non vuol dire che sia colpevole. E comunque il film resterà e tutto il resto svanirà in pochi giorni”.

Emmanuelle Seigner: “Sono femminista da sempre”

Emmanuelle Seigner nonostante sia più giovane del marito sostiene d’essere una donna sicura e indipendente, non si definisce una “professional wife” anzi è certa di che il regista ha imparato molto da lei in questi 33 anni di matrimonio. Ha poi parlato del movimento #MeetToo: “Porta avanti una battaglia giusta ma il problema delle molestie non è al cinema. Pensiamo alle donne che lavorano in un supermercato e magari vengono molestate dal proprietario. Le donne che lavorano nel cinema sono generalmente molto ben protette”.